martedì, 31 luglio 2007

31 Luglio ore 11:00

Giornate afose e calde. Qualcuno mi chiede come si mangi qui negli USA, la risposta e' questa "se sai mangiare, qui mangi bene". La scelta e' cosi' varia che puoi mangiare di tutto. Dal gyros greco - come ieri - a panini grassi e pieni di carne - sempre come ieri. Ma questo merita un discorso a parte.

Io e Benjamin ogni tanto ci scambiamo i ruoli di "europeo" e "americano": lui legge Sciascia e io leggo Palakniuk. Lui ama i film italiani del dopoguerra e io vedo Harry Potter. Lui la sera si prende un calzone in una pizzeria ed io un cheesesteak dal locale di destra americano. Apro una prima parentesi: il cheesesteak (le parole steak e stake si pronunciano allo stesso modo, steik) e' il panino simbolo di Philadelphia, pane simil-baguette con carne di manzo, cipolle e formaggio fuso. Il locale dove l'ho mangiato Geno's e' famoso anche fuori dalla Pennsylvania quindi suppongo sia uno dei migliori.

Il posto illuminato a giorno dal neon si trova a South Philly, di fronte ad un campo di baseball e di basket dove la gente gioca la notte e tipi di tutti i tipi vagano a qualunque ora. Il posto e' pieno di stemmi della polizia, targhe d'onore a poliziotti vari, foto di celebrita' con il proprietario del locale. Dove si ordina c'era scritto che essendo in America SI DEVE ordinare in inglese, questo perche' qui lo spagnolo e' quasi una seconda lingua. E poi la frase "If you speak english thank a marine". Della serie "se sai parlare ringrazia una maestra, ma se parli inglese (e non spagnolo aggiungo io) ringrazia un marine".

Comunque li' ho scoperto che esistono le figurine della polizia e non dico altro.

Serata da Steve e poi da Ludwig, birreria tedesca, dove dopo aver scoperto la prima regola fondamentale dell'approccio agli slavi: "Non fare MAI apprezzamenti ad un'altra nazione slava diversa da quella del tuo interlocutore pena l'ostracismo per tutta la sera" mi sono trovato con un tizio di Los Angeles ed un philadelphiano (evidentemente ubriachi) a commentare le azioni di baseball, le ragazze messicane e gli omicidi a philadelphia, un tema ricorrente.

The city is on fire, man.

postato da kwisatz alle 17:07 | link | commenti



lunedì, 30 luglio 2007

30 Luglio ore 13:30

Fine settimana in giro tra Pennsylvania e New Jersey.

Sabato obiettivo Lancaster, Pennsylvania. Solito sobborgo periferico ultra-carino e ultra-isolato per una gara di ciclismo, passeggiando capisci come nascono i libri di King, quanto ti viene da pensare che dietro queste casettine carine e curate possa nascondersi di tutto. Comunque nel viaggio di ritorno mi accorgo che esistono negozi che vendono "case" a portar via, gia' costruite e mobili... Qui lungo le strade statali ci sono negozi, centri con fast-food, catene di caffetterie, car rentals, venditori di mobili. Tutto lungo questi stradoni nel nulla. Che ti chiedi "quanto sara' distante la citta'?", ma qui non si passa - come in Italia - dal nulla alla cittadina periferica, no qui c'e' una lunga antiperiferia fatta di motels, negozietti da film, donkin donuts...

Ieri gara nel New Jersey, a Lakewood, nell'immenso parcheggio di uno stadio di baseball. Dopo la gara destinazione Asbury Park! Chiediamo, tanto per parlare, ad una signora informazioni e lei ci dice che possiamo andarci "it's safe". Il NJ e' pericoloso o comunque gli abitanti sono paranoici. Dopo poche miglia vediamo finalmente l'oceano, peccato che la giornata sia grigia come poche e quasi non si distingue il mare dal cielo...

Arriviamo ad Asbury Park. Benjamin mi aveva preparato, lui ci era stato due anni fa e non d'estate. Desolazione, la citta' ti accoglie con attivita' ciommerciali chiuse, palazzoni abbandonati e finestre sbarrate. Poi ci accorgiamo che nel centro qualcosa sta rinascendo, nuove costruzioni, lungomare rifinito. Chiediamo a dei signori e loro ci dicono di ripassare tra cinque anni, i residenti stanno facendo rinascere la cittadina - che oltre ad aver visto crescere il Boss ha anche un passato storico - e si vedono qui e la' segni infatti segni di rinascita. Ma non basta per definirla carina. Si riparte per Phila sotto un acquazzone incredibile.

Grande notiziona da oggi il caricabatterie del mio portatile e' ufficialmente morto e cio'
 dimostra che in nessun viaggio e' intelligente appoggiarsi su oggetti tecnologici. L'esperimento e' fallito, e' ancora troppo presto per affidarsi al computer per comunicazione e fotografie per un viaggio di un mese.
postato da kwisatz alle 19:43 | link | commenti



sabato, 28 luglio 2007

28 Luglio ore 0:45

Termine di un'altra due-giorni a New York City. Stavolta la prima meta è stato un museo: il MOMA (Museum of Modern Art), in piena Midtown Manhattan.
E' difficile descrivere certi posti, soprattutto un posto come il MOMA che è ben più di un museo. Come tale risulta essere eccellente: prezzo onesto (20$) per un museo di sei piani e audioguide gratuite. Inoltre l'architettura del museo stesso è degna di nota: luminosa, spaziosa, elevata, con camminate che si affacciano sopra sei piani e vetrate che danno sulla Manhattan febbricitante. Le opere spaziano da installazioni moderne (ecco qualche link delle opere www.elproyecto.com, www.beigerecords.com/cory), fotografie (joann verburg), design ed architettura ad opere più "classiche". Qui merita una parentesi la parola: si fanno quattro piani tutti molto eterogenei e si arriva infine al quinto, che si rivela immenso! E lì c'è di tutto: Van Gogh, Matisse, Mondrian, Picasso, Boccioni (e altri futuristi), Magritte (i Due Amanti!), Monet, Dalì, Warhol, Rothko. Insomma ci ho messo quattro ore e sono andato pure di fretta!

Nel pomeriggio incontro con Joy e "classico" pomeriggio-sera newyorchese: in giro per Greenwich-East Village per un happy hour, fermata ad un locale che fa solo patatine fritte per una cena molto poco salubre, giro fino ad Union Square, incontro con un altro ragazzo (di cui non ricordo il nome) che per lavoro investiga sulle lamentele dei cittadini rispetto alla polizia, due birre ad un locale molto americano: luci basse, tutto in legno, bancone lungo con sgabelli pieni, biliardo, musica rock e bella.

Stamattina colazione-pranzo oramai classico nelle giornate newyorchesi: avena e latte, uova, patate, tè freddo allo zenzero. Pomeriggio passato alla ricerca di vinili: cinque ore in giro per dieci-undici negozietti di dischi. Punti fissi: chilometri, sempre troppi, la città è trooooppo grande, frustrante girarla a piedi; negozietti tutti uguali, accoglienti, scatole e scaffali pieni di vinili, spesso è necessario spulciarli uno ad uno, alcuni negozi hanno migliaia di dischi. Purtroppo la ricerca dei vinili del Boss è infruttuosa, NYC delude le aspettative! A Union Square becco una manifestazioni anti-Bush in cui parla anche un predicatore in stile film: bello e impeccabile, arringa la folla con pause degne di un attore teatrale, era da riprendere! Un gruppo di Hare Krisna balla e suona per le vie della città.

Ritorno a Phila con pullman cinese come al solito, acquazzone improvviso appena arrivato, per fortuna Ben mi passa a prendere - aspetto 5 minuti di fronte l'Hard Rock Cafè con una signora che ahimè non sta molto bene che mi parla per 5 minuti cercando di convincermi non so di cosa. Solito salto alla pizzeria dove ci si intrattiene con birra, pizza e si portano avanti delle meticolose lezioni di serbo e italiano: Rusickza si fa correggere gli esercizi di italiano da Ben e lui si fa insegnare l'alfabeto cirillico serbo da lei. Passano anche Mr. Tricarico e Natasha, lui porta avanti il solito confronto tra ristoratori italiani (infatti Ben lavora per un "rivale") e cerca di convincere Ben che non è una buona idea trasferirsi a NYC: è una città troppo grande e sporca, la gente corre troppo, è stressante vivere lì. Come dargli torto?

Passaggio al volo da Steve, che poverello se la vede brutta per via della storia della ragazza: Ben a settembre insieme ad altri amici dovrà testimoniare a suo favore in tribunale, a me sembra assurdo ma lui rischia sebbene siano la parola di lei contro la sua! Mentre Ben fa il tuning della sua bicicletta per la gara di domani mi intristisco leggendo City Paper: solita storia di South Philly, lui ragazzo nero, tranquillo un giorno scende per strada a torso nudo alla sei del pomeriggio di domenica con una pistola in mano. La polizia arriva e lo circonda mentre un amico cerca di convincerlo a posare la pistola. Un poliziotto gli spara diciamo per errore e da lì a sequenza gli altri poliziotti "rispondono" al fuoco con quelle belle Glock automatiche che sparano che è una bellezza. Ottantacinque (85) colpi sparati di cui una ventina sul ragazzo, la cui pistola non si è mai mossa, si annoverano due feriti tra i poliziotti che si sono sparati fra di loro. Si può dire che poteva finire diversamente? Nel 2005 ci sono state 65 vittime civili per il fuoco della polizia e 23 fino ad oggi. Buona notte Phila.
postato da kwisatz alle 22:45 | link | commenti


25 Luglio ore 21:40

Mattinata alla zecca di Philadelphia. E' la più grande del mondo (e te pareva), la prima in ordine cronologico degli USA e ora una delle quattro zecche di stato (altre sono a Denver, San Francisco e West Point). L'ingresso è gratuito dopo il solito ma più accurato controllo di borse e documenti. Si vede il processo di creazione delle monete e delle medaglie e si osserva dall'alto il lavoro delle macchine e degli operai. Si sorbisce anche tanta propaganda: medaglie dei presidenti, momenti storici, simboli di libertà, attimi patriottici ecc ecc Comunque interessante e curioso vedere cosa è in vendita nello store alla fine del percorso: magliette della serie "Philadelphia U.S. Mint", bracciali e orecchini fatti con i penny di nickel, monete commemorative, costruzioni stile-meccano fatte con le monete...
Il pomeriggio passato in macchina a girovagare alla ricerca di murales (per ognuno che trovo e fotografo ne trovo almeno altri due che mi riprometto di fotografare in seguito) e all'esplorazione delle periferie di Philadelphia. Mi giro il sud di Phila, South Philly, proprio con i pendolari che all'ora di punta lasciano la città. Poi costeggiando il fiume Delaware proseguo verso nord e imbocco per sbaglio l'Interstate per Trenton, a quel punto sono passate due ore e vado a prendere Ben a Drexel. Mangiamo un gelato al Cafè Toscano, seconda gelateria in due giorni, ottimo e sempre molto costoso (coppetta grande 6 $), qui è una raffinatezza il gelato all'italiana.
postato da kwisatz alle 22:45 | link | commenti



mercoledì, 25 luglio 2007

24 Luglio ore 19:20

Mattinata da turista al "centro storico" di Philadelphia. Philadelphia, una delle prime capitali degli USA, è stata la culla della democrazia americana. Ho visitato il Peane Museum, dentro una delle prime banche degli USA, e ho osservato i ritratti e gli spaccati di vita degli Stati Uniti appena nati: ritratti di Washington, Lafayette, Franklin, Hamilton e molti altri. Poi, sotto una bellissima giornata di sole, sono andato verso la Liberty Bell, la campana diventata nei secoli simbolo della democrazia.

Sono rimasto stupito. Sebbene ogni riferimento alla democrazia americana e ai suoi simboli sia spesso condito di demagogia, soprattutto quando viene usato per giustificare e dimostrare superiorità verso altre culture, mi ha colpito ed emozionato trovarmi partecipe di questo pezzo di storia. La campana stessa, all'interno di un piccolo museo che ti prepara al valore storico di tale oggetto, colpisce per gli ideali che porta con sè. Nel piccolo percorso non viene evitato di sottolineare le contraddizioni che ci sono dalla nascita della nazione: come ad esempio Washington che sebbene portatore di ideali di uguaglianza, aveva molti schiavi nella sua piantagione o anche tutte le rivolte - di cui la campana si è fatto simbolo - contro la discriminazione dei neri, delle donne e contro la guerra del Vietnam.

Pranzo con Benjamin dopo una spesa al supermercato ACME (si come Will & Coyote!!!) a base di riso basmati, zafferano, gamberi e fagioli cannellini.
postato da kwisatz alle 01:31 | link | commenti



martedì, 24 luglio 2007

23 Luglio ore 15:00

Pranzo con Benjamin all'elegante ristorante di fronte la Penn University, dal nome originale "Penne". Si tratta di un ristorante italiano, andiamo lì per salutare Mimmo, un amico di Ben, guarda caso anche lui gallipolino. Chiacchero con Enzo, un cameriere che lavora lì, che parla di quanto si lavori e dice che ha fatto 73 giorni senza pausa di lavoro e visto che studia Archeologia lì, passa magari anche la notte a scrivere o studiare per fare poi mezzora di sonno prima di ricominciare a lavorare. Mentre sediamo di fronte ad un piatto di pasta con Ben si cerca di fare un confronto col modello italiano, si cerca anche di fare un confronto economico. Qui negli USA la flessibità di lavoro è enorme così come la disponibilità, a quel ristorante non riescono a trovare personale, di lavoro ce n'è in abbondanza e qui - nei ristoranti - non ti maltrattano come si fa da noi, in posti come quello hai a disposizione dei benefit, se Benjamin lavorando ad un ristorante in South Street dalle 15 alle 22, placido e tranquillo (sono almeno in 3 a servire, se non in 4, in un ristorante da 40 coperti) solo nel fine settimana, fa 180 $ circa a settimana, lavorando in un ristorante come quello 5 giorni la settimana di sicuro ne riesci a fare 1500, senza dubbio. E considerando che a Phila le case costano molto meno: un affitto in un posto centrale di un appartamento (come questo dove sto io) è di 800$, che arriva a 500 se ti sposti un pò verso fuori (3-4 km). Sempre che tu voglia vivere da solo, sennò se dividi l'appartamento i costi scendono of course.
Qui molti lavorano tanto, ma perchè soprattutto qui accade che se hai voglia di lavorare molto, guadagni molto. Punto. Senza mezze misure.
Cosimo Tricarico, mi racconta Mimmo, è arrivato qui che non aveva una lira, si è spaccato la schiena per sette anni come cameriere, lavapiatti, dividendo l'appartamento con altra gente. Poi ha aperto una pizzeria (Paolo's pizza) che ha fruttato tanto da fargli aprire altri 3 ristoranti, ora ha 35 anni e possiede quattro locali.
La controindicazione è che a volte sembra - questa è un'impressione che ha anche Benjamin - che le persone diano poco valore al tempo libero visto che qui è possibile lavorare anche 16 ore al giorno (fare due, tre lavori) e vedere tanta moneta verde. Ma comunque finchè rimane una "scelta" quella di lavorare tanto è un sistema funzionante, anche se sono sicuro che sono molte le situazioni in cui sia un pò coatta tale scelta.
Comunque quando sentono che un ragazzo con Bachelor (laurea triennale) e Master Degree (laurea magistrale) in Ingegneria guadagna 1200-1300 €, quasi non ci credono.

Di certo c'è un aspetto che sto approfondendo. Quello dell'assicurazione sanitaria. Perchè in fondo il confronto tra due modelli economici lo faccio partendo in primis dai bisogni primari: cibo, residenza e salute. I primi due è facile analizzarli qui, ma il terzo è un pò contorto. Benjamin non ha l'assicurazione, fino ad un anno fa aveva la copertura dell'università ed ora non se l'è ancora fatta, ma qui c'è una concezione diversa della salute: per me è inconcepibile stare qui senza un'assicurazione sanitaria. Per i prezzi è un pò difficile giudicare, Ben mi dice che secondo lui un'assicurazione completa costa 200$ al mese, ma ammette che non si è mai informato bene. Se si tratta di una cifra del genere - ma ne dubito - allora è una spesa accettabile e poi comunque dovrebbero esistere diverse assicurazioni con però dei "massimali", come le assicurazioni delle auto, qualcosa come quella oggetto del libro "The Rainmaker" di John Grisham. Su questo lato mi sto informando.

Dopo il ristorante Benjamin mi fa vedere un market indiano dove lui ogni tanto compra qualcosa: questo negozio vende solo esclusivamente prodotti indiani alimentari, cosmetici, cd, dvd, vestiti, c'è qualcosa che devo per forza comprare in un negozio come questo! Magari qualche film di Bollywood!

A metà pomeriggio vado ad una lavanderia a fare il bucato, è ad un isolato da qui. Lì leggo i titoli di un quotidiano: a Phila ci sono stati cinque omicidi in sei ore, l'ultima notte. Uao.
postato da kwisatz alle 02:59 | link | commenti



lunedì, 23 luglio 2007

23 Luglio ore 11:40

Ieri la notte è finita con un triste confronto di statistiche: Phila è tra le grandi città quella con più omicidi di tutti gli USA, sebbene nella classifica generale - comprese quelle sotto un milione di abitanti - non arrivi nemmeno tra le prime dieci. In Italia nel 2004 ci sono stati 710 omicidi, in tutto il paese. Sono numeri che fanno girare la testa.

Ora sono ad uno Starbucks nella zona universitaria, fuori diluvia. Ho fatto un giro nel campo di Penn, la prestigiosissima University of Pennsylvania, che fa parte delle università Ivy League. Campus antichissimo, con simboli e statue ovunque, elegante da morire, sembra di stare nel campus de "L'Attimo Fuggente". Ho anche incontrato la squadra di football che tornava dalla partita, tutti fighi e belli con le loro maglie. Mamma mia.

Nota divertente: il portatile o l'alimentatore del portatile sta dando segni di cedimento. Spero che regga fino alla fine.
postato da kwisatz alle 17:45 | link | commenti


23 Luglio ore 0:20

La serata ancora non finisce, sono all'università di Temple con Benjamin, visto che lui aveva da fare una traduzione ne ho approfittato per passare la serata a fare delle cose per l'ENEA (visto che noi italiani - a detta degli americani - lavoriamo poco).

Ho trovato su un giornale un link ad una mappa che mostra le informazioni su tutti i 406 omicidi del 2006 a Philadelphia.
postato da kwisatz alle 06:06 | link | commenti


22 Luglio ore 17:40

Mattinata rilassante per riprendersi dai bagordi serali. Si fa colazione alle 12.00 con cereali, latte, caffè e frutta mentre si vede la videocassetta di Race Across The America, girata amatoriale mentre Benjamin faceva parte - nel 1995 - dello staff che ha seguito il corridore che è arrivato secondo. E' una competizione folle: si parte dalla California e si arriva in Georgia, si taglia trasversalmente tutto il continente nordamericano, sono 3000 miglia o più (comunque come da Lisbona a Mosca), il vincitore ce l'ha fatta in nove giorni e due ore, per fare ciò i corridori rimangono anche svegli per 36 ore e comunque non si concedono più di tre ore di sonno a volta. La videocassetta riprende i paesaggi desolati di Arizona, Arkansas, Colorado, centinaia di chilometri senza nulla se non una strada, come siamo abituati a vedere nei film.

Dopo pranzo vado a visitare il Philadelphia Museum of Art, che di domenica l'ingresso è ad offerta. Sono tre piani, il museo è stupefacente. Parto con l'arte europea contemporanea e moderna: 40 sale dall'impressionismo al surrealismo, Monet, Manet, Cezanne, Van Gogh, Renoir (c'è anche il quadro delle Due Ragazze), Pollock, Duschamp, Man Ray e quant'altro. Ci sono poi esposte opere e sculture americane e asiatiche, arte europea rinascimentale e medievale, sei sale di armi e armature antiche, insomma inutile fare l'elenco di ciò che si trova qui. Becco anche l'ultimo giorno di un'esposizione su Ike Taiga, un pittore e calligrafo giapponese. Da Sindrome di Stendhal.
postato da kwisatz alle 05:30 | link | commenti


22 Luglio ore 4:00

Pomeriggio tranquillo e rilassato, gironzolare nel centro e nel parco dove c'erano giocatori di scacchi, ballerini di break-dance e sposi per un servizio fotografico.

La sera raggiungo Benjamin al Roberto Cafè e attendo che finisca di lavorare, chiacchero un pò con Fernando, uno dei due proprietari gallipolini, mi racconta del ristorante, del fatto che è attivo da un anno, di come se lo sono costruito lui e il fratello. Mi chiede del lavoro in Italia, di come mi trovo, "è dura è?", mi dice - non è difficile dargli ragione. Dopo il ristorante passiamo alla pizzeria per mangiucchiare qualcosa, lì c'è Rusickza e ci si fa due chiacchere. Si parla di immigrazione e cittadinanza, dice che anche prima che legalizzasse la sua posizione negli USA non ha mai avuto paura di essere espatriata, in fondo - dice - chi lavora qui non ha da temere, ci sono troppi illegali che lavorano e il paese ne ha bisogno, la polizia pensa ai criminali piuttosto.

Verso la mezzanotte si gira per i locali. Qui gli orari sono molto diversi da quelli italiani: qui già alle dieci la gente ha finito di cenare, non sono pochi i ristoranti che chiudono per quell'ora. Per l'americano è più intelligente proseguire dal lavoro, senza aspettare le dieci per una cena. Però quasi tutti i locali chiudono per legge alle 2:00, giusto gli Afterhours chiudono alle 3:30. Andiamo prima all'Irish Pub, pieno di gente e musica, per una prima birra - solo due dollari. Poi passiamo ad un locale vicino dove si balla musica latino-americana e comunque musica dal sapore spagnolo. Facciamo una pausa per andare ad un locale vicino e sentiamo gli ultimi due pezzi di un gruppo che suona reggae, la serata finisce con musica latina alle 3:00 (chiusura fuori orario).

Saliti in macchina ci si accosta un SUV con dei ragazzi che ci chiedono "dov'è la festa?" e noi rispondiamo indicando il locale da cui siamo appena usciti, la macchina parte sgommando mentre il tizio seduto al posto del passeggero mette la testa fuori e caccia un grido da vero caballero "YYYYAAAA!". Mentre giriamo in macchina discutiamo del fatto che spesso una cultura vista da "fuori" sembra rigida. Benjamin aveva l'impressione che noi italiani fossimo conformisti, schematici, rigidi. Sebbene io pensi che comunque ogni cultura che adotta delle consuetudini e tradizioni sembri rigida per coloro che non le adottano, la cultura italiana rispetto a quella statunitense ha molte più consuetudini e tradizioni, in fondo - per fare un esempio - ci sono usi nella nostra abitudine culinaria che risalgono a più di duemila anni fa! La grande differenza è questa infatti, la cultura statunitense ha un filone principale e sterminate sfumature ai lati, mentre quella italiana ha ben poche sfumature.

Da bravi americani andiamo a fare spesa, alle 3:30, prendiamo un pò di cose che ci servono e alle 3:45 ci diamo la buona notte con una tazza di cereali al cioccolati. Come dicono qui i russi riferendosi all'america: "whatacountry".
postato da kwisatz alle 05:30 | link | commenti






The most incomprehensible thing about the world is that it is at all comprehensible
(A. Einstein)







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